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In primo piano

AUTONOMIA
2-03-2011

Catalunya indipendente?

Barcellona si pronuncerà con un referendum non vincolante sull'indipendenza della Catalogna dalla Spagna il prossimo 10 aprile per iniziativa di diversi movimenti indipendentisti. Anche se il referendum non avrà effetti legali, la consultazione assume però un particolare rilievo politico mentre i sondaggi indicano che gli indipendentisti sono ora circa il 40% dei catalani.

AUTONOMIA
31-01-2011

Il Sud del Sudan è indipendente

È ufficiale, il Sud Sudan diventerà uno Stato indipendente. Lo ha annunciato, a scrutinio concluso, la commissione incaricata di organizzare il referendum, sostenendo che il 99,57% dei sud-sudanesi ha votato per la secessione. Il risultato della commissione dovrà ora essere convalidato dagli organismi competenti il mese prossimo.

AUTONOMIA
10-07-2010

Una manifestazione senza precedenti.

Un milione e centomila partecipanti hanno invaso le strade di Barcellona. Una presenza massiccia della popolazione, al di là di ogni aspettativa, per una manifestazione convocata da tutti i partiti catalani - a eccezione del Partido Popular - per protestare contro la sentenza della Corte Suprema spagnola sullo Statuto di Autonomia della regione. Lo slogan del corteo è "Noi siamo una nazione, noi decidiamo".

AUTONOMIA
7-06-2010

Belgio: in crescita gli autonomisti fiamminghi

Forte crescita in Belgio per il partito separatista N-Va che supererebbe il partito cristiano-democratico del premier in carica Yves Leterme. Lo indicano i primi sondaggi in vista delle elezioni del 13 giugno prossimo per il rinnovo del parlamento federale: nelle Fiandre, la regione di lingua fiamminga, il partito dell'attuale premier, i cristiano-democratici Cd&V, scenderebbero al di sotto del 20%, se non al 18%. Al contrario, la formazione N-Va che reclama la separazione delle Fiandre dal resto del Paese raggiungerebbe il 26% dei consensi. Nelle Fiandre in netto calo anche i liberaldemocratici, che hanno provocato la caduta del governo e l'indizione delle elezioni proprio sui contrasti tra i i diritti dei fiamminghi e quelli dei francofoni: raccoglierebbero solo il 12,4% dei voti.

AUTONOMIA
01-06-2010

È morto Silvius Magnago

È morto, all'età di 96 anni, il leader storico a Presidente onorario della Svp Silvius Magnago, uno dei padri dell'autonomia sudtirolese. Nato il 5 febbraio 1914 a Merano, nell’impero austroungarico, nel 1957 divenne segretario politico dell’SVP. Nel 1960 venne eletto presidente della giunta provinciale di Bozen/Bolzano, carica che ricoprì fino al 1989, quando gli succedette Luis Durnwalder. Il presidente Durnwalder lo ha voluto salutare con queste parole: «Silvius Magnago non è stato solo per 32 anni il nostro Presidente, non è stato solo la personalità che ha guidato il Sudtirolo in uno dei periodi più difficili della sua storia: Silvius Magnago era il Sudtirolo. A lui, e solo a lui, dobbiamo dire grazie se l'autonomia della nostra provincia ha saputo crescere in tempi difficili e svilupparsi in un modello di successo. […] Se il Sudtirolo del dopoguerra ha avuto una figura simbolo, questa è stata Silvius Magnago. E lo sarà per sempre».

ELEZIONI
08-03-2010

La Regione Piemonte fa ricorso alla Consulta contro il decreto salva-liste

" La Regione Piemonte farà ricorso contro il decreto salva liste». Lo ha annunciato la presidente della Regione, Mercedes Bresso, precisando che la decisione è stata presa nella riunione di giunta di questa mattina. «Non possiamo accettare - ha detto Bresso - ingerenze del Governo in una materia che in Piemonte è già regolamentata dalla legge regionale. Noi abbiamo attivato la procedura della legge elettorale regionale, tanto è vero che sono stata io a convocare i comizi elettorali e quindi ad indire le elezioni".

sabato, 2 aprile 2011

Da “Il Fatto Quotidiano” del 2 aprile. Senza commento.

Torino, sotto inchiesta gli appalti per le celebrazioni dell’Unità d’Italia

Gli investigatori indagano su una presunta turbativa d’asta nella gara per l’allestimento delle mostre “Stazione Futuro” alle ex Officine Grandi Riparazioni del capoluogo piemontese

Il business dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia finisce sotto la lente degli investigatori. Altri dubbi cadono sul mondo dell’organizzazione di eventi a Torino. Venerdì due persone sono state raggiunte da un avviso di garanzia mentre la Guardia di Finanza effettuava perquisizioni. Questi provvedimenti rientrano nell’inchiesta sulla presunta turbativa d’asta nell’appalto per l’allestimento delle mostre “Stazione Futuro” alle ex Officine Grandi Riparazioni. Gli indagati dal sostituto procuratore Cesare Parodi sono l’ingegner Silvano Cova, che presiedeva la commissione che assegnava gli appalti, e la dirigente comunale Magda Iguera, che ne faceva parte. Per tutta la mattina le Fiamme Gialle hanno cercato documenti nei due uffici del Comitato e in Comune, ma già da tempo seguivano la vicenda.

Il tutto nasce nell’autunno scorso da un procedimento del Tar del Piemonte sull’assegnazione dei progetti e dell’allestimento delle mostre nelle ex Ogr. A fine luglio 2010 il vicepresidente del “Comitato Italia 150” Alberto Vannelli aveva affidato l’incarico al miglior offerente, un raggruppamento temporaneo di imprese, composta da Gozzo Impianti, Codelfa, Bodino e guidate dalla Ed.Art srl.
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lunedì, 14 marzo 2011
“Andrea Scaglia, da Gösgen, una cittadina della Svizzera, ci raccontava come la popolazione, pur vivendo a pochi passi da una centrale nucleare, non avesse nessuna preoccupazione.
«La frase che meglio fotografa lo stato d’animo della gente di Gösgen è quella della cameriera del bar ristorante Egge, tutto legno chiaro e finestre di pizzo bianco e atmosfera di nord Europa, e siccome ormai buio si intravedono dal vetro le lucine che segnalano la torre fumante, alcune lampeggiano intermittenti. E la donna ci spiega che paura no, non ne ha mai avuta, lei è etiope ed è qui da 14 anni e ha due figli. Ed è ammirevole, e per un italiano perfino strana, la fiducia che i cittadini riservano a chi deve controllare la sicurezza della comunità. D’altronde proprio il sindaco di Gösgen, alla notizia che era stata presentata domanda per installare un altro reattore di fianco a questo, ha commentato che «certo, in ogni impianto atomico è insito un certo potenziale di pericolo.
Tuttavia, avrei più paura se si trovasse dall’altra parte della frontiera». Niente paura, dunque. Qui siamo svizzeri, mica italiani“.
(Da Libero, 14.1.2011)
lunedì, 7 marzo 2011

Circa un migliaio di manifestati neofascisti ha sfilato sabato scorso per le vie di Bolzano per rivendicare una pretesa “italianità” della città tirolese e per contestare l’accordo raggiunto dall’ottimo Presidente della Provincia Autonoma, Luis Durnwalder, con il ministro Bondi per nascondere il più possibile i monumenti fascisti – a partire dal Duce a cavallo (sigh!) in piazza del Tribunale.

A parte la triste considerazione che pare proprio vero che gli italiani non cambino mai – una manifestazione del genere ce la si poteva aspettare nel Ventennio – un accordo come quello andrebbe invece attuato anche per Torino, eliminando le statue, le lapidi e i monumenti del nazionalismo italiano, a partire dall’orribile composizione “al cavaliere d’Italia” di piazza Castello.

Di nuovo, dal Sudtirolo un bell’esempio di dignità e di attiva operosità portata avanti con coerenza e serietà. Altro che le balle dei “federalismi” padani.

domenica, 27 febbraio 2011

Anche se non cita Torino e il Piemonte, un’interessante annotazione del critico milanese…

lunedì, 21 febbraio 2011

Roberto Arnolfo, Segretario per la città di Torino, e Patrice Abeille, Segretario Generale della Ligue Savoisienne, il 20 febbraio scorso ad Albertville alla festa nazionale della Savoia.

giovedì, 10 febbraio 2011
Mentre sui media si  parla e si straparla dell’opportunità o meno di far festa il 17 marzo (data della proclamazione del Regno d’Italia) e si alimenta una polemica con chiari fini propagandistici al fine di far passare sotto silenzio decisioni importanti e di sostanza, il ministro per i rapporti con le Regioni Raffaele Fitto ha detto che il Consiglio dei Ministri di ieri  ha approvato “l’attuazione del Piano Sud con una tabella di marcia precisa”.
In altre parole, mentre all’Italia meridionale vanno a finire 80/100 miliardi di euro quando  per il Piemonte non ci son più nemmeno i soldi per i servizi essenziali, qualcuno – che vorrebbe farsi passare per il salvatore della patria contrabbandando sempre più ipotetiche, astratte e lontane riforme “federaliste” –  ha forse pensato bene di distrarre l’opinione pubblica montando ad arte un inutile  battibecco per nascondere realtà politicamente imbarazzanti. Che, cioè, al di là dei messaggi roboanti e della propaganda a buon mercato, non soltanto la libertà, l’autonomia e le risorse per il Piemonte in questi anni non sono affatto aumentate, ma sono visibilmente diminuite.  Di più: movimenti politici che si spacciano quali “sindacati del territorio” hanno  di fatto aumentato  l’autonomia e le risorse delle regioni dell’Italia meridionale (dove non prendono un voto), tirando la pietra e nascondendo la mano – vale a dire facendo fuoco e fiamme in televisione e comportandosi poi in modo esattamente contrario al Governo e in Parlamento.
Solo un Piemonte cha conquisti lo status di Regione Autonoma, guidato da una nuova classe politica coerente e preparata, può essere messo al riparo da operazioni di questo genere – vere e proprie prese in giro. Che, poi, il 17 marzo sia festa o no non interessa proprio a nessuno – in Piemonte come altrove. Per intanto sarebbe importante rimanere sul concreto – lontano da disegni massimalisti quanto irrealizzabili (ma forse proprio per questo motivo così sponsorizzati e “pompati”) – e chiedere per il Piemonte la stessa attenzione che lo Stato italiano riserva alle regioni del Mezzogiorno.
martedì, 8 febbraio 2011

Mentre il “federalismo” lumbard sia allontana sempre più le regioni meridionali – de facto sempre più a “regime particolare” – incassano un altro importante privilegio: dall’anno prossimo i soldi del Cipe confluiranno nel “Fondo unico per gli incentivi”, di cui ben l’85 % andrà alle regioni del Mezzogiorno. Altro che “federalismo fiscale” o “perequazione”!

La riforma degli incentivi per il sistema produttivo che il governo ha messo a punto per rilanciare l’economia scatterà dal primo gennaio 2012. Lo si legge nella bozza di 22 articoli che domani arriverà sul tavolo del consiglio dei ministri. Le risorse saranno distinte per provenienza: statale, europea, regionale, proveniente da enti locali o da soggetti privati. Nel programma annuale saranno specificati gli interventi che riguardano in modo escusivo il mezzogiorno.

In questo modo tende a completarsi un regime di vantaggio per tutte le regioni dell’Italia meridionale, mentre il Piemonte sprofonda sempre più e le sue risorse continuano a essere drenate nel pozzo nero del “mezzoggiorno”: solo l’ottenimento dello Statuto di autonomia potrà mettere al riparo il Piemonte da vergogne di questo genere.

giovedì, 3 febbraio 2011

Alla fine il tanto sbandierato “federalismo fiscale” non riesce nemmeno a portare a casa il voto della Commissione Bicamerale per l’Attuazione del Federalismo fiscale. Quella che era stato venduto dalla Lega come la riforma del secolo non riesce nemmeno a convincere la maggioranza di governo (la più ampia nella storia repubblicana), mentre le Regioni autonome sono sempre più autonome e il Piemonte sempre più “schiavo di Roma”.

Riportiamo un interessante articolo del Senatore Marco Stradiotto, membro della Commissione Bicamerale per l’Attuazione del Federalismo fiscale,  tratto dal sito di TrecentoSessanta.

FEDERALISMO, STRADIOTTO (PD): “10 BUONI MOTIVI PER VOTARE NO”

(IRIS) – ROMA, 3 FEB – “Non so davvero dove trovino il coraggio di chiamare questa riforma ‘federalismo’. È una definizione blasfema. Mi scorrono davanti agli occhi gli slogan di cui in questi anni i leghisti hanno infarcito la retorica federalista. Prima hanno urlato: ‘Padroni a casa nostra!’ per chiedere maggiore autonomia. Poi è stato il turno del leit motiv “Pago- Vedo-Voto” a significare una richiesta di maggiore responsabilizzazione per gli amministratori: premi per quelli bravi, sanzioni per quelli spreconi. Infine, il capolavoro della metafora tremontiana dell’’albero storto’ della finanza pubblica, da raddrizzare – ci hanno detto – con una riforma che riequilibrasse disparità e disuguaglianze tra i vari territori. Alla fine, la montagna ha partorito un topolino, geneticamente modificato per giunta. Perché è questa la verità: il federalismo che voteremo oggi non ha nulla a che vedere con quegli slogan e con la sacrosanta necessità di dare un assetto federale al sistema della finanza pubblica italiana. È solo un pasticcio, per dieci motivi che elenco sinteticamente. La riforma determina: 1) più centralismo e più poteri a Roma;  2) minore autonomia per i Comuni; 3) minore responsabilizzazione per gli amministratori locali; 4) più tasse per i lavoratori dipendenti; 5) più tasse per i pensionati; 6) più tasse per le PMI (per intenderci, tutti i proprietari di fabbriche e capannoni pagheranno molto di più); 7) nessuna tassa comunale per gli evasori; 8) disparità intollerabili tra Comuni privilegiati e Comuni svantaggiati, anche all’interno della stessa Regione (basti pensare a quelli a vocazione turistica, che ne usciranno strafavoriti rispetto agli altri); 9) privilegi per tutti i Comuni delle Regioni a Statuto speciale; 10) confusione e incertezza normativa: il sistema fiscale diventerà un labirinto entro il quale per il cittadino sarà impossibile capire dove andranno a finire le sue tasse. Eccoli, i dieci motivi per votare no. Dieci buoni motivi per dire alla Lega: ‘Peccato, vi siete sbagliati. Questo non è federalismo‘”.